VIRTUAL INFLUENCER: Una sfida già persa?

Sembra impossibile, ma alcune influencer possono lavorare 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana e cosa ancora più importante, rimanendo per sempre giovani.  Magic? No, tecnology.
Parliamo di alcune particolari celebrity “digitali” che si stanno affermando nel segmento del lusso e che potrebbero cambiare le regole del mondo della moda, già in piena rivoluzione. Il mondo dei videogiochi è arrivato a mescolarsi anche a quello del beauty grazie a contratti di sponsorizzazione con brand riconosciuti come Mac Cosmetics e Head & Shoulders.

Ora iniziano a essere sempre di più anche i brand del mondo della moda che decidono di realizzare da soli i propri testimonial virtuali. In principio erano le mascotte, come Fendidi, il panda creato da Fendi e Jackson Wang, Bape Milo di Bape, la bambola Kaws di Dior e per finire la bambola in edizione limitata Tokidoki per Karl Lagerfeld. Sembra che anche il pubblico si stia abituando a rapportarsi con questo tipo di immagine digitale. Ad esempio, ci ricordiamo tutti la campagna di Calvin Klein dello scorso anno nella quale Bella Hadid baciava proprio Lil Miquela, pioniera delle modelle robot, gestita ora da una vera e propria agenzia e influencer da 2.5 milioni di followers; un anno dopo le collezioni di Dior si ispiravano alle opere futuristiche e alle figure umane dell’artista Hajime Sorayama.

Più recentemente, il brand olandese Daily Paper ha presentato la sua collezione SS20 con dei modelli alieni, e l’ultima collezione SS21 con una 3D campaign realizzata dall’artista @samylacrapule, che ha collaborato anche con nss magazine in occasione dell’ultima digital cover. La gestione di un influencer reale, inoltre, richiede costi organizzativi e tecnici come l’invio di capi, l’acquisto di biglietti per partecipare ad eventi, costi logistici e di trasporto. Se invece scegliessimo un virtual influencer non dovremmo affrontare costi di gestione o spese varie, ma solo ed esclusivamente costi di produzione grafica ed un contratto con l’eventuale azienda che detiene i diritti del virtual influencer. Chissà cosa ci riserveranno questi “virtual idol” in futuro e quanto sapranno dare voce ai temi di diversity ed equality di cui si continua a parlare. Chissà se i virtual influencer prenderanno il posto di quelli reali; molto probabilmente no, perché in tutta questa straordinaria magia virtuale manca una keyword molto importante: Emotion, e solo noi esseri umani siamo in grado di provocarla.

 

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